Quest’anno sto partecipando all’iniziativa #52FilmsByWomen di “Women In Film”. Praticamente sto cercando di vedere 52 film (nuovi, cioè mai visti prima per me) diretti da donne. QUI potete trovare più notizie al riguardo.
Per adesso la mia adesione non ha fruttato molto, infatti credo di averne visti non più di cinque dall’inizio del 2016, sia perché sono molti quelli di cui ho già goduto la visione, sia per mancanza di tempo che ho da spartire con tutti i problemi della vita e le millemila serie tv da recuperare. Ma sto cercando di fare il mio meglio e se non dovessi riuscire a tagliare il traguardo, ho già pensato ad un piccolo praise che mi consentirà di recuperare.

Oggi vi parlo di Fish Tank, che ho beccato su Rai4 verso gli inizi di febbraio. Vi avverto che questa e anche quelle a venire non saranno delle vere e proprie recensioni tecniche, ma una sorta di mio commento personale.

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Titolo: Fish Tank
Regia: Andrea Arnold
Sceneggiatura: Andrea Arnold
Cast principale: Katie Jarvis, Michael Fassbender, Kierston Wareing, Harry Treadaway

 

 

 

 
Il film documenta la storia di una famiglia che vive in un complesso di case popolari dell’Essex attraverso gli occhi della figlia maggiore, Mia (Katie Jarvis). Seguiamo la ragazza in un percorso di vita, nel delicato momento dell’adolescenza, che viene messo a repentaglio dall’intrigante nuovo fidanzato (Michael Fassbender) della madre. Durante tutta la pellicola, attraverso svariate esperienze che la dura vita in quartieri disagiati le propone, riusciamo a percepire una certa maturazione in Mia, che da adolescente anche un po’ ingenua, diventa adulta, facendosi più responsabile della madre pressoccé assente, decidendo infine di prendere nelle mani le redini della sua vita e di seguirne il percorso che la porterà ad un altro stadio importante: la libertà e la fuga dal mondo dei reietti.

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Nel descrivere bevemente la trama di questo film, ho deciso di utilizzare volutamente il verbo “documentare”, perché la pellicola presenta proprio un taglio tipico di questo genere. Le inquadrature scarne, la fotografia, la sceneggiatura e anche il modo in cui è stato girato, ne suggeriscono l’obiettivo: documentare come possa essere difficile la vita di un’adolescente in quartieri e famiglie dove nessuno si cura dell’altro e dove si fatica ad emergere in un acquario pieno di pesci uguali. Lo slogan del film, che compare nelle locandine, “live, love and give as good as you get” riassume completamente lo spirito della protagonista: la ragazza che vive e sente tutto amplificato, come le 15enni sanno fare.

Nonostante presenti un cast di tutto rispetto – basti pensare a Katie Jarvis, una ragazza qualsiasi alla sua prima esperienza cinematografica, ad un Michael Fassbender a cui non si può mai trovare qualcosa di negativo, e al loro modo di calarsi nelle parti (dato che il film è stato girato cronologicamente, gli attori ricevevano la sceneggiatura man mano, filmando day by day) – questo film non mi ha lasciato molto, se non che un senso di vuoto e di disagio. Sicuramente lo scopo del film è questo, renderti partecipe di una realtà mai troppo lontana e trasmetterti questo spaccato di vita, ma se una pellicola non riesce ad entrarmi nel cuore, per quanto impeccabile possa essere tecnicamente, non riesco a farmela piacere più di tanto.

Dunque per me il voto finale e complessivo è un 6/10, la piena sufficienza.

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