Continuano le mie “recensioni” per l’iniziativa #52FilmsByWomen. Andiamo al secondo titolo che, se la memoria non m’inganna, credo di aver visto verso la metà di febbraio su Rai Movie. Si tratta di Lost in Translation – L’amore tradotto.

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Titolo: Lost in Translation
Regia: Sofia Coppola
Sceneggiatura: Sofia Coppola
Cast principale: Scarlett Johansson, Bill Murray, Giovanni Ribisi, Anna Faris
 

 

 

 

 

Charlotte e Bob, due americani a Tokyo, intrecciano le loro vite a partire da un casuale incontro nel bar dell’hotel dove alloggiano. Lei trascurata dal marito fotografo che la abbandona sempre nella camera d’albergo per seguire i suoi numerosi impegni, lui attore in declino chiamato nella capitale giapponese per girare uno spot pubblicitario, entrambi con una solitudine e una malinconica tristezza in comune. I due americani durante la pellicola intessono un rapporto sempre velato da toni tristi, ma profondo, più profondo e intenso di quello che condividono con le loro rispettive famiglie. Tra alti e bassi, com’è giusto che sia in una qualsiasi relazione, il film si snocciola fino ad arrivare ad un finale che ne divide le due vite, ma che allo stesso tempo fortifica ancora di più il loro rapporto.

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I toni malinconici blu e grigi del film sono in netto contrasto con la vitale città di Tokyo e sebbene i due partecipino anche a delle feste e si divertano insieme, tutte queste attività si perdono nel caos della metropoli, sottolineandone così sempre i loro sentimenti condivisi. L’intimità tra Charlotte e Bob è sempre palpabile e non passa mai in secondo luogo; gesti comuni, come l’abbandonarsi sulla spalla dell’altro, sono enfatizzati dall’abile regia della Coppola e dalla bellissima fotografia dai toni freddi e opachi. La recitazione di Bill Murray e Scarlett Johansson scorre naturale e senza fronzoli sullo schermo, rispecchiando in toto la natura dei due personaggi. La sceneggiatura potrebbe essere citata frase dopo frase, non deve infatti stupire che si sia aggiudicata una statuetta agli Oscar.

Sebbene non sia uno dei miei preferiti della Coppola, devo dire che questo film mi ha coinvolto particolarmente, trascinandomi fino in fondo nella malinconia dei protagonisti e facendomi sentire, per tutte le ore seguenti la visione, veramente persa. Mi ha fatto riflettere parecchio sulla vita, su come certe scelte la condizionino e su quel senso di inutilità e di fiacchezza che di tanto in tanto sorge nella natura umana.

La pellicola ha inoltre confermato la mia teoria secondo la quale le anime affini si possono trovare dove meno te le aspetti e con loro anche la semplice condivisione di quell’aspetto grigio che la vita ogni tanto ci offre può essere una strada verso la felicità.

Il mio voto finale è un 7/10, (quasi) un ottimo film.

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