Domenica 18 dicembre si è conclusa la serie di spionaggio “Berlin Station” trasmessa da Epix. Tra alti e bassi, questa nuovissima produzione ha snocciolato i suoi dieci episodi passando quasi in sordina e rivelandosi alla fine uno show interessante anche se non privo di difetti.

berlinstation1280jpg-f9ac4c_1280w

Creata da Olen Steinhauer, prolifico scrittore di questo genere, la trama principalmente ruota intorno alla fantomatica figura di “Thomas Shaw”, un whistleblower che denuncia e rende pubbliche ai giornali attività della CIA, focalizzandosi maggiormente sulla Station di Berlino. Ad indagare sulla fonte di questi leak troviamo Daniel Miller (Richard Armitage), agente delle CIA che viene inviato in Germania dai piani alti con questa missione segreta. A rendere involontariamente più complicate le sue indagini sono proprio i suoi colleghi della station che, nonostante i leak subiti, non possono interrompere le loro delicate missioni: attriti dettati dallo stress e incomprensioni sono all’ordine del giorno. _SKU0724.NEFRicca di varie sottotrame, la serie intreccia sapientemente i vari plot e personaggi senza strafare e mantenendo un certo ordine che nel corso delle puntante si disfa e si ingarbuglia senza però confondere lo spettatore. Complice di questo ordine è la fotografia pulita e realistica con luci fredde come solo può esserlo una struttura della CIA ormai in rovina. Realismo, personaggi umanissimi, intrighi attuali e dubbi morali la caratterizzano ancora e ancora, fino quasi all’esasperazione, sottolineando quanto possa essere marcio un sistema che ormai è in sfacelo e che causa più danni di altro. Thomas Shaw è il vero cattivo? O forse è soltanto un uomo che ha visto troppe ingiustizie, troppi comportamenti disumani e vuole ripulire l’agenzia? Allora il suo scopo non è così diverso da quello di Daniel Miller e non meno nobile: tutti possiamo essere Thomas Shaw, se solo ci attenessimo al piano di partenza. Ma l’uomo è debole e la corruzione e lo sfruttamento sono sempre dietro l’angolo e dunque, anche un’idea così pura può essere infangata da chi vuole solo vedere realizzati i proprio disegni e, purtroppo, il piano di Shaw viene dirottato e pilotato verso un unico obiettivo: distruggere gli americani a Berlino, perché “I’m afraid of Americans, I’m afraid of the World”, come cita la canzone di David Bowie presa in prestito per la sigla.

Bene, se siete sopravvissuti ai primi cinque (!) episodi di quasi un’ora ciascuno, avete visto tutto questo.
Come ho detto in apertura la serie non è priva di difetti e il maggiore, a mio parere, è proprio questo. I primi episodi non sono riusciti a catturarmi e credo che il pilot e la terza puntata siano tra le puntate più noiose e meno accattivanti che abbia mai visto. Non aprire una serie con un bel pilot è un rischio altissimo, che porta facilmente gli spettatori a disertare; nonostante ce l’abbiano messa tutta a renderlo interessante aprendolo con quella che effettivamente costituisce la scena finale e poi tornando subito indietro ai moventi di ciò che succederà in futuro, non riesce per niente ad incollare allo schermo il pubblico. Non parlo di lentezza e di mancanza di azione, ma di sceneggiatura un po’ scarna che presenta tutto in un colpo i vari personaggi e sottotrame senza renderli succosi ed interessanti. E così si rischia di leggere recensioni come quella scaturita dalla visione al Roma Fiction Fest. Da parte mia, tutto ciò che mi rimaneva impresso dopo la visione di questi cinque episodi erano la canzone sopra citata e come stava bene Richard Armitage (ebbene sì, sono una sua grande estimatrice) con questo cappottino.

_DSC0535.NEF
Gli dona, eh?

Ma a partire dal sesto episodio c’è stata una rivoluzione: scene d’azione, spionaggio allo stato puro, la matassa che si ingarbuglia, rivelazioni, adrenalina e tutto ciò che rende interessante questo genere. Puntate di puro WOW, che mi hanno fatto cambiare totalmente idea su questa serie, portandola da un giudizio mediocre ad uno ottimo. Complice di questo stravolgimento non solo il naturale sviluppo della trama, ma anche la bravura di attori del calibro del già citato Armitage (qui in un ruolo un po’ più statico rispetto ai suoi recenti lavori, ma non stonato in quanto si addice sia al crudo realismo della serie, che al compito del suo personaggio stesso), di Rhys Ifans (sbalorditivo nei panni del travagliatissimo Hector DeJean), di Richard Jenkins, Michelle Forbes, Leland Orser e Sabin Tambrea (per citare solo i ruoli più interessanti e complessi). Insomma, la serie si è ripresa così tanto che io mi azzarderei a metterla sullo stesso piano di quella piccola gemma che è Luther.

HyperFocal: 0

Un altro piccolo accorgimento che mi sentirei di evidenziare e di consigliare ad Epix, se solo ne avessi i mezzi, è quello di cambiare il giorno di messa in onda. Epix è già un network premium e mezzo sconosciuto, aggiungiamo anche che questa serie si è dovuta sfidare quest’autunno con le meravigliose e seguitissime serie della domenica (vedi Westworld, Poldark, Once Upon A Time, Elementary, per citare solo quelle che seguo) e quindi in pochi hanno potuto scoprirla (su TvShow Time, ogni episodio ha pochissime reazioni anche giorni dopo la messa in onda). Spero di riuscire a trasmettergli telepaticamente questo suggerimento per la prossima stagione.

Puntualizzati questi piccoli difettucci, vi esorto dunque a scoprirla (e a non fermarvi al quinto episodio), a non analizzare troppo certe scelte che all’inizio possono sembrare dubbie e a farvi dunque affascinare (anche se con fatica) da questa cruda realtà dove fidarsi e abbassare le maschere è difficile e pericoloso.

E se poi, in una nota più leggera, non siete ancora convinti, spero di svegliare almeno l’attenzione del mio pubblico femminile con questa gif scelta a caso. Cosa state aspettando?

tumblr_ohqxi5nkj91uz0o7yo5_540
(c) ofgreengables @ tumblr

 

 

 

Annunci