Ahoy!
Torno a scrivere su queste pagine virtuali per parlarvi, spoilerosamente e personalmente come mio solito costume, dell’ultimo capitolo della saga “Pirati dei Caraibi”. Dato che non sarei io se non avessi un famoso retroscena anche su questi film, inizio proprio a spiegarvi come è nata questa insana passione che da quasi 11 anni mi consuma e mi riempie la mente di mare, spiagge assolate, maledizioni, Will Turner e chi più ne ha più ne metta.

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Era il lontano 17 settembre 2006 quando mia cugina, totalmente ignara della sacra azione che compiva, mi convinse (si avete letto bene, ci vollero delle buone ore di persuasione per convincermi a seguirla) ad andare a vedere il secondo capitolo della saga. Quando uscì il primo, fortunatamente (da piccola ero abbastanza impressionabile e avrei finito per odiare questi film), mia madre non mi portò al cinema a vederlo, dato che conoscendomi, ritenne non opportuna la visione. Così la mia buona cuginetta, che non finirò mai di ringraziare, mi riassunse brevemente la vicenda, facemmo armi e bagagli e ci fiondammo al cinema. Il mio entusiasmo era quasi inesistente odiando io più della metà del cast e non essendo ancora convinta che una storia di pirati potesse appassionarmi. Ma le luci si spensero, mi vidi costretta a mettere da parte dubbi e connessi, il film iniziò e…! 0_111ec7_b6fbbaba_orig
Rivoluzione.
Non mi sono mai sbagliata così tanto in vita mia. Non so cosa fu a colpirmi, cosa mi portò ad innamorarmi perdutamente di questa saga lo sguardo magnetico di Will Turner, ma res ipsa loquitur accadde. Accadde che tutti gli attori interpreti divennero i miei preferiti in assoluto, che mi appassionai al mondo della pirateria (tutt’oggi non finisco mai d’imparare e di scoprire novità sull’argomento), che Orlando Bloom entrò nel mio cuore per mai più lasciarlo (sì, ho appena compiuto 24 anni e sto scrivendo questo articolo in pieno possesso delle mie facoltà mentali), che questa passione mi aiutò a transitare quella fase molto confusa che divide l’infanzia dall’adolescenza, che infine trovai me stessa. Così come Capitan Jack Sparrow vede riflessa la sua libertà nella Perla Nera, io vedo riflessa la mia in questa saga. So che è difficile da seguire e da comprendere, ma tutti abbiamo delle passioni, degli amori verso qualcosa che non riusciamo pienamente a spiegare. Questo è il mio caso. Perché non si è trattato di una fissa adolescenziale, di una fase “che poi passa”; è una passione che mi porto dietro da allora, che mi ha accompagnata, guidata ed è cresciuta insieme a me, ha sopportato derisioni e additamenti, mi ha aiutata a diventare forte ed è complice di quello che sono diventata. Ancora oggi non mollo e me la porto dietro, e lo annuncio con fierezza e orgoglio, perché rinnegare ciò che si è non fa parte del mio modo di pensare.

Chiusa questa parentesi sentimentale che forse vi ha aiutato (o vi ha confuso ulteriormente) a capire l’amore sconfinato che provo verso questi film, ritorno all’ultimo capitolo che ho atteso con trepidazione fin dal giorno in cui uscii dalla sala dopo la visione del quarto (affossato da tutti, a me ovviamente piace). Dunque ieri sera, con una buona dose di nervosismo e tensione, sono arrivata in sala e mi sono gustata quest’ultima fatica e… Ebbene sì, per me il film è promosso a pieni voti!

PIRATES OF THE CARIBBEAN: DEAD MEN TELL NO TALES

“La Vendetta di Salazar” (in inglese con il più sensato ed efficace titolo di “Dead Men Tell No Tales”) vede come protagonista un Jack Sparrow in declino, privo della sua buona stella, che si vede costretto a stringere un’alleanza con il giovane figlio di Will Turner, Henry, e Carina Smyth, una brillante astronoma. Cosa unisce questi tre personaggi? La ricerca del Tridente di Poseidone, un oggetto mitologico capace di spezzare tutte le maledizioni del mare: Jack lo cerca per sconfiggere Armando Salazar, un suo antico nemico che per mano sua si è tramutato in fantasma insieme al suo equipaggio e che cerca vendetta; Henry è sulle sue tracce per annullare il legame che tiene incatenato il padre all’Olandese Volante; Carina segue gli indizi contenuti in un diario che l’ignoto padre le ha lasciato in eredità. Questa la trama del film, che per molti versi si avvicina a quella del primo per la sua semplice linearità.

Da qui non tratterrò più gli SPOILER, quindi se non avete visto il film vi consiglio di non andare oltre.
Johnny Depp è sempre in forma in un perfetto Jack Sparrow, capace di far morire di risate soprattutto nella prima metà del film. Sebbene il suo pirata stavolta sia diventato un ubriacone alla deriva, rinnegato in un primo momento anche dalla sua stessa ciurma, non perde il suo solito charme anche se lascia più campo d’azione agli altri personaggi. nullHenry e Carina sono due buone new entries, con una storia abbastanza solida sulle spalle e che si arricchisce sempre più durante il film, soprattutto per quanto riguarda quella della ragazza. Come sempre ritroviamo il carismatico Barbossa, qui giunto quasi sicuramente alla fine del suo viaggio, e che aggiunge un nuovo aspetto al suo personaggio: per la prima volta vediamo l’incallito pirata alle prese con i sentimenti verso la sua ritrovata figlia (questa è stata davvero una bella sorpresa!) e dispiace troppo lasciarlo scivolare via verso la morte proprio quando potevamo vederlo nell’inusuale veste di padre. La nemesi, Salazar, è spettacolare visivamente anche se potevano costruire un po’ meglio il suo personaggio, che purtroppo è quello che ne risente di più nella caratterizzazione: è un buon cattivo, recitato a dovere, però non si riesce ad amare od odiare come Barbossa nel primo film o Davy Jones e Cutler Beckett nei capitoli a seguire; è un difetto che ho trovato pure in Barbanera nel quarto capitolo e che anche qui, purtroppo, sembra ripetersi. Ritroviamo poi Orlando Bloom nei panni di Will Turner, in tre scene esatte, ma che personalmente mi hanno ucciso emotivamente più dell’intero film e che mi hanno fatto scappare le lacrime nel lieto fine che FORSE (ma santo cielo la scena dopo i titoli di coda, cosa vorrà mai dire? Mi perseguiterà fino alla fine dei miei giorni se non faranno presto un sequel dove la spiegano) sono riusciti a dargli: quella corsa sulla collina in contro alla sua ritrovata amata Elizabeth Swann vale tutto il film.

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Qualche difetto purtroppo è presente, non siamo ai livelli dei primi tre film (specialmente del terzo, che per quanto mi riguarda è la PERFEZIONE), ma si è sulla buona strada per la riuscita di un capitolo che li eguagli; c’è qualche mancata spiegazione nella trama: nullnon è chiaro perché Will Turner nella scena iniziale abbia il viso coperto da cirripedi come se avesse in un qualche modo corrotto il suo compito e che io mi sono spiegata come una conseguenza naturale dell’essere “parte della ciurma, parte della nave”; la maledizione di Salazar e del suo equipaggio viene solo fatto intuire che è dovuta al luogo dove sono affondati, il Triangolo del Diavolo; che il diario di Carina fosse in realtà di Barbossa lascia alcune perplessità, del tipo perché il pirata non ha continuato le ricerche per conto suo e come sia venuto in possesso di tutte quelle informazioni. Magari una seconda più tranquilla visione mi spazzerà via questa nebbia, ma comunque buchi del genere in questa saga ci sono sempre stati e qualche quesito è rimasto senza risposta. Un altro piccolo difettuccio che ho riscontrato è stato quello di concentrare le scene più esilaranti durante la prima parte del film e lasciarne la seconda un po’ spoglia.

Credo che i due nuovi registi, Joachim Rønning ed Espen Sandberg abbiano comunque svolto un egregio lavoro e per me hanno già vinto a mani basse mettendo quella scena dopo i titoli di coda con Will Turner in camicia da notte su un letto. Scherzi a parte (o forse no), la volontà di voler creare un’eredità attraverso i nuovi personaggi è una trovata ben riuscita, anche se spero non sia un modo di liberarsi del tutto dei personaggi originali, soprattutto di Jack Sparrow che rimane sempre e comunque l’anima del film. Detto questo non mi resta che fare un applauso a questo nuovo capitolo che, cosa più importante di tutti, non tradisce i precedenti, rimane fedele alla magia della saga, è stato girato con il cuore e ricrea fedelmente l’atmosfera di un vero film di avventura: a pirate’s life for me!

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